Mariselle Thornfield - Vinile Azzurro
Vinile Azzurro
Le canzoni che non firmava nessuno
Mariselle Thornfield
Descrizione
Livorno, autunno 1973. Il paese entra nell'inverno dell'austerità, con le insegne spente per decreto e le prime domeniche senza automobili, e in una via stretta del centro il negozio di dischi Il Solco continua a odorare di cartone bagnato, salsedine e vinile nuovo. Dietro il banco lavora Rosa Martelli, ventitré anni, figlia di un operaio del Cantiere: conosce la musica come pochi, sa perché un basso entra due battute prima, sa perché una copertina marrone sparisce da uno scaffale. Da undici anni riempie un quaderno nero dal bordo rosso con canzoni che non ha mai fatto leggere a nessuno. Non è timidezza: è un calcolo fatto una volta sola e mai più discusso, secondo cui la musica è un lusso per chi si può permettere di fallire, e la figlia di chi monta paratie non è autorizzata al disastro. In quel negozio entra un pomeriggio Julian Hart, cantante inglese ventiseienne arrivato in Toscana per incidere un album mediterraneo e rilanciare una carriera che scricchiola. È bello, viziato, abituato a entrare nelle stanze perché le stanze si accorgano di lui. Rosa lo smonta in tre battute e con una competenza che lui non si aspettava, e quello che dovrebbe essere un incontro senza conseguenze diventa l'inizio di una lunga partita di provocazioni, dischi consigliati e verità dette al momento sbagliato. Quando un rotocalco pubblica un articolo che dichiara Julian artisticamente finito, il suo manager, Clive Mordaunt, uomo capace di prevedere la pagina e la fotografia del giorno in cui verrà affondato il proprio artista, propone a Rosa un accordo: comparire per tre mesi accanto a lui come la ragazza autentica, quella vera, quella senza lustrini. Rosa rifiuta con parole nette. Poi, in una villa gelata sulla scogliera, davanti a un uomo che confessa di non avere mai saputo se qualcuno abbia mai applaudito le sue canzoni o soltanto la sua faccia, cambia idea e detta le proprie condizioni: nessun compenso, e in cambio una sola mattina in cui un produttore ascolti sei canzoni sue, all'inizio della giornata, quando è ancora capace di sentire. Comincia così una commedia pubblica fatta di fotografie sul lungomare, cappotti scelti da altri, serate in locali con i giornalisti già seduti al tavolo. Ma dietro le pose accade dell'altro. Rosa scopre in Julian la paura precisa di essere soltanto un bel volto senza sostanza; Julian scopre che il sarcasmo di lei è una fortificazione costruita contro il giudizio della famiglia e di un ambiente musicale in cui una firma femminile sotto un titolo dà fastidio. Intorno a loro cresce una piccola comunità che diventa il vero cuore del racconto: il negoziante che in sedici anni non ha mai dato un ordine, una zia femminista che stampa ciclostilati sopra una tipografia e non concede sconti a nessuno, un vecchio pianista da avanspettacolo che possiede un Bechstein in una stanza non riscaldata e sa esattamente quale accordo ciascuno aggiunge per paura, ragazzi che ogni venerdì si siedono per terra al buio ad ascoltare una facciata intera senza fiatare. In quelle notti Rosa comincia a scrivere in un altro modo, e Julian ricomincia a scrivere del tutto. Il calendario però corre: c'è una data in cui l'accordo scade, una scadenza contrattuale che decide il destino di un disco, e un secondo accordo, quello privato, che nessuno dei due sa più come chiamare. Intanto qualcuno ha cominciato a fare domande. Un giornalista arriva con un registratore e una notizia che non dovrebbe possedere; un ufficio edizioni milanese offre a Rosa il con
