Luigi Pirandello - L'uomo, la bestia e la virtù
L'uomo, la bestia e la virtù
Luigi Pirandello
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Ecco una proposta per la nota dell'editore, pensata per una collana di classici o per un'edizione scolastica/critica targata La Nuova Luce Edizioni. Il tono è autorevole ma accessibile, capace di valorizzare l'attualità dell'opera.Nota dell'EditoreCon la pubblicazione de L'uomo, la bestia e la virtù, La Nuova Luce Edizioni inserisce nel proprio catalogo una delle commedie più feroci, dissacranti e ingegnosamente geometriche di Luigi Pirandello. Rappresentata per la prima volta nel 1919, quest'opera occupa un posto singolare e centralissimo nella produzione del drammaturgo agrigentino, ponendosi come il perfetto anello di congiunzione tra la tradizione della farsa grottesca e la spietata scomposizione umoristica dell'identità umana.Sotto la superficie di un perfetto meccanismo comico a orologeria — basato sui classici equivoci del teatro del vaudeville — Pirandello cela una satira sociale di rara violenza verbale e concettuale. I tre protagonisti non sono che maschere rigide, simboli di un'umanità costretta a recitare una parte pur di salvare le apparenze:L’uomo (il professor Paolino), trasparente incarnazione della moralità civile che si scopre ipocrita e disperata;La bestia (il capitano Perella), l'istinto bruto e animalesco che risponde solo alle leggi della natura;La virtù (la signora Perella), la purezza muliebre esibita come facciata sociale e smentita dalla realtà dei fatti."Guai a chi non sa portare la sua maschera, sia di re, sia di papa." — Luigi PirandelloLa scommessa di questa edizione è restituire al lettore contemporaneo la straordinaria modernità di un testo che, dietro le risate che suscita, mette a nudo l'eterno conflitto tra l'essere e l'apparire. Pirandello ci ricorda, oggi come un secolo fa, quanto sia fragile il confine della nostra presunta civiltà e quanto l'uomo sia disposto a degradare se stesso pur di mantenere intatto il proprio "buon nome".La Nuova Luce Edizioni cura questa pubblicazione con l'intento di offrire non solo un classico del teatro italiano, ma uno specchio ancora limpidissimo in cui guardare le nostre quotidiane ipocrisie.
